Beni culturali

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VALORIZZAZIONE DEL TITOLO DI STUDIO NELL’AMBITO DEI BENI CULTURALI

In questi anni abbiamo assistito alla continua marginalizzazione della cultura, che ha conseguenze negative sempre più profonde anche sugli Istituti di formazione e di ricerca. A causa della mancanza di un investimento strutturale, infatti,  sempre più corsi chiudono, o si trasformano per poter sopravvivere, cercando di rispondere a supposte esigenze di mercato. I continui tagli sia al settore culturale sia all’Università hanno portato ad uno svilimento della ricerca nel settore, ricerca che finisce per sostenersi con il lavoro sottopagato e precario di tanti costretti ad anni di gavette, tirocini e assegni occasionali. Tutto ciò, oltre ad abbassare la qualità della ricerca, finisce per rendere le professioni dei beni culturali sempre più selettive dal punto di vista censitario.

L’ampio settore dei beni culturali subisce da anni un’incertezza sul piano formativo e su quello dell’accesso alla professione. L’istituzione dei corsi di Beni Culturali, sempre più spesso anche a livello di corsi di laurea magistrale, sta determinando un appiattimento della formazione universitaria: si sta perdendo progressivamente il potenziale di specializzazione garantito dalla pluralità di corsi in Archeologia e Storia dell’Arte, Biblioteconomia e Archivistica.

Questa situazione si riflette nel post laurea, prima con scuole di specializzazione con costi altissimi, poi con un piano legislativo ancora gravemente fragile nel riconoscimento dei professionisti del settore.

Nonostante nel luglio del 2014 sia stata approvata la legge 110/2014 che per la prima volta ha inserito nella legislazione italiana il riconoscimento delle professioni operative dei beni culturali, rimangono ad oggi persistenti diversi problemi, a partire dal fatto che non si sia ancora provveduto all’approvazione dei decreti attuativi, in particolare alla definizione dei requisiti per gli elenchi dei professionisti.

Le riforme e i provvedimenti succedutisi confermano la stessa direzione di sempre, svalutazione e precarizzazione del settore.

Anni fa abbiamo avviato la campagna “Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali”, assieme a specializzandi, tirocinanti e giovani precari del settore, che è cresciuta sempre più in termini di consenso e di partecipazione.

Avanzeremo le nostre richieste anche all’interno del CNSU, alla luce delle competenze in materia del Ministero dell’Istruzione:

  • Rilancio del settore con maggiori investimenti, soprattutto per quanto riguarda la scelta del personale che vi opera, e la qualità del lavoro;
  • Requisiti vincolanti: Laurea Magistrale (o titolo equiparato) per essere professionista, Laurea Triennale con determinati CFU per essere collaboratore professionista;
  • Riduzione dei costi e fasciazione sulla base del reddito per tutti i corsi Post-Laurea che diano accesso ai gradi più alti delle professioni;
  • Riforma dei corsi di studio del settore: eliminazione di gravi disparità, maggiore omogeneità per quanto riguarda i corsi che diano accesso alla stessa professione, miglioramento della qualità dell’offerta formativa, corsi Magistrali meno slegati dal mondo esterno all’Università.
  • Attuazione della Legge Madia;

Per saperne di più leggi il documento programmatico della campagna “Mi Riconosci? Sono un Professionista dei beni culturali” : https://goo.gl/T8Sya8